Secondo la maggior parte degli studi dei linguisti il bambino ha completato lo sviluppo del linguaggio all’età di due anni. Tutto quello che avverrà in seguito sarà un perfezionamento e un arricchimento mentre le strutture di base sono determinate. Naturalmente ciò avviene nel caso in cui vi sia un’immersione in un ambiente di parlatori di una lingua e quindi il bambino sia costantemente in un bagno di suoni e di riferimenti che corrispondano a quei suoni. Nello sviluppo si possono verificare delle anomalie che producono un linguaggio povero, a volte limitato a sillabe o singole parole, o anche distorsioni della pronuncia che rendono incomprensibile ciò che il bambino vuole comunicare. Altre volte un bambino si esprime solo con gesti e qualche vocalizzo e sembra non abbia alcuna intenzione di passare al linguaggio verbale. Il mancato sviluppo o l’assenza di esso entro i tre anni di età compromette sia l’aspetto cognitivo che quello relazionale impedendo una evoluzione armonica. Inoltre se nei successivi tre anni non viene attuato un intervento per abilitare la comunicazione verbale del bambino spesso questa presenterà delle carenze che all’ingresso della scuola primaria porteranno a difficoltà negli apprendimenti di lettura e scrittura e poi nello studio. Nella mia esperienza di logopedista impegnata nella prevenzione e nella terapia dei ritardi e dei disturbi del linguaggio, ritengo molto positiva la valutazione della comunicazione al fine di monitorare lo sviluppo del linguaggio nei bambini dai 18 ai 36 mesi. Quando se ne presenta la necessità è poi importante procedere con programmi di stimolazione linguistica da attuare con la collaborazione dei genitori e con il bambino. E' altresì importante che il professionista incontri le educatrici della Scuola dell'Infanzia o del Nido per organizzare un intervento che segua in ogni momento della giornata il bambino nelle sue relazioni comunicative.

Logopedista Patrizia Faitin 

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