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Stare al tuo passo, l’incontro tra tempi soggettivi

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Pubblicato: 11 Gennaio 2019

Stare al passo di un altro ci mette a confronto con un tema fondamentale che è quello del tempo soggettivo. Siamo abituati a concepire il tempo come un continuum che va dal passato, al presente e al futuro, seguendo una linea retta condivisa da tutti. L’identità personale si svilupperebbe proprio in questo continuum, che caratterizza la nostra percezione della realtà e la persistenza di un sentimento di continuità del sé. Ciascuno di noi tuttavia sperimenta come l’età cronologica non corrisponda sempre al tempo della psiche, così come a parità di età non ci si trovi sempre nella medesima tappa del ciclo di vita. Stare al passo con l’altro richiede dunque la capacità di osservarlo, di cogliere il suo tempo soggettivo e ad esso affiancarsi. Questa capacità di lettura del tempo soggettivo dell’altro sottende che nella relazione si eserciti un ascolto profondo e una flessibilità che permetta di “adattare il passo” alle possibilità cognitive, emotive, relazionali ed evolutive di un'altra persona.
Per chi si occupa di educazione in età evolutiva ciò si traduce in un’attenzione particolare a definire gli obiettivi non solo in base a criteri attesi per l’età, ma anche al punto di partenza del minore, alle sue risorse e aree di criticità, alle sue difficoltà. Richiede inoltre di esercitare una buona dose di flessibilità per rivedere la programmazione educativa sulla base dei momenti critici che possono presentarsi, tenendo presente che talvolta delle regressioni possono manifestarsi prima di un passaggio evolutivo. Alfredo Canevaro porta ad esempio il comportamento dei cormorani, che compiono ciò che lui chiama “re-progressione”:

-I cormorani sono uccelli marini che prima di abbandonare il nido regrediscono a comportamenti appresi nelle prime ore di vita: pigolano, dondolano fino a spiccare poi il volo. Un passo indietro per farne due in avanti, in una sorta di re-progressione, ovvero di una regressione finalizzata al progresso. Il cormorano, come l’uomo, aspira a diventare un essere indipendente, autonomo, e questo riesce a farlo solo dopo cinque salti/passi all’indietro. Dopo ogni salto, l’uccello marino regredisce a modi di agire più “infantili”, meno “organizzati”, per poi continuare fino a diventare “adulto”-

Se riusciamo a cogliere queste sfumature, possiamo accompagnare il minore nel suo percorso di crescita, individuando le zone di sviluppo prossimale, ovvero quei momenti in cui il bambino o il ragazzo è quasi pronto per un salto di crescita, per acquisire una competenza, proponendo obiettivi sfidanti ma raggiungibili e al momento giusto (per lui), sostenendolo e tollerando momenti di stallo o di regressione.

“L’incontro di due personalità è come il contatto tra due sostanze chimiche; se c’è una qualche reazione, entrambi ne vengono trasformati.” C.G. Jung

 

Dott.ssa Anna Francesca Saracco

    Psicologa Psicoterapeuta

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Scrivere bene, scrivere meglio

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Pubblicato: 31 Gennaio 2018
Vostro figlio fatica a scrivere dentro al rigo? La sua scrittura è difficilmente comprensibile? Non riesce a stare al passo dei suoi compagni perché scrive troppo lentamente? Quando scrive gli fa male o gli suda la mano, oppure gli bruciano gli occhi? I suoi quaderni sono pieni di cancellature?
 
Una valutazione neuropsicomotoria potrebbe aiutare a comprendere se effettivamente sono presenti delle difficoltà e se la sua scrittura può essere definita disgrafica. A volte quella che sembra pigrizia si rivela una difficoltà specifica, che può essere superata: infatti scrivere richiede la messa in gioco di diverse competenze. 
 
Tra queste è importante aver sviluppato una buona consapevolezza del proprio corpo, per esempio per controllare la postura, e una buona moticità fine, poiché questa permette tra le altre cose di impugnare correttamente la penna e di muovere la mano in modo funzionale. Anche l'organizzazione spaziale è fondamentale per orientarsi sullo spazio-foglio, e di conseguenza per riuscire a scrivere dentro il rigo, per rispettare i rapporti di grandezza tra le lettere, per mettere correttamente in colonna e per non saltare righi. Inoltre è necessario riuscire a compiere adeguati movimenti oculari, in particolare quelli saccadici e di inseguimento. Solo integrando tutte queste competenze diventa possibile riuscire a scrivere... non si tratta affatto di qualcosa di facile o scontato!
 
Nella fase di valutazione il neuropsicomotricista proporrà al bambino vari test standardizzati e non, per comprendere l'effettivo livello di difficoltà nell'area della grafomotricità, delle prassie e dell'integrazione visuo-motoria. Accanto a questo il neuropsicomotricista osserverà l'interazione del bambino, il suo gioco, mantenendo quindi una visione olistica e globale del bambino stesso.
 
L'eventuale terapia neuropsicomotoria aiuterà il bambino a sviluppare, scoprire o riscoprire queste abilità, sperimentandole in prima persona, attraverso il proprio corpo. In questo modo si andrà a favorire l'apprendimento di nuove competenze motorie e prassiche, e si creerà una nuova consapevolezza del proprio movimento. Infine, dove necessario, si cercherà di reimpostare la scrittura, in modo da renderla il più ''economica'' possibile, sia dal punto di vista qualitativo che della velocità. 
 
Dott.ssa Giada Zanetti
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Le immagini in terapia

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Pubblicato: 16 Luglio 2017

Nei percorsi psicoterapeutici vengono spesso utilizzate immagini e fotografie in quanto potenti strumenti relazionali che permettono di raggiungere la parte più profonda dell’essere umano, quella che si forma prima ancora del linguaggio e che dunque ha a che fare con l’emozione, l’intuizione, l’autenticità del sentire.
L’utilizzo di foto e immagini favorisce il superamento delle percezioni ovvie, automatiche, stimolando un cambiamento del punto di vista e un riattivarsi del processo creativo nel proprio modo di significare la realtà.
La fotografia è un linguaggio comunicativo che ci mette automaticamente in relazione con l’altro: quando scattiamo una foto c’è già nell’atto stesso la presenza di qualcuno che guarderà l’immagine che viene catturata. Questa forma d’arte risponde dunque alla pulsione autobiografica dell’essere umano, al bisogno di lasciare una testimonianza di sé, del proprio esserci, della propria esistenza.

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Neuropsicomotricità interculturale

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Pubblicato: 12 Luglio 2017

 

La nostra Neuropsicomotricista, Giada Zanetti, ha pubblicato un articolo scientifico nell’ultimo numero della rivista “Psicomotricità” (Zanetti G., (2017) Neuropsicomotricità Interculturale: uno studio sul bambino proveniente dal Mondo Arabo e sulla sua famiglia, Psicomotricità, vol. 3 numero 2 (60), Erickson).
L’articolo presenta i risultati di una ricerca sulla presa in carico di bambini provenienti dal Mondo Arabo. Esistono delle differenze o delle difficoltà nel relazionarsi con il bambino arabo? E con la sua famiglia? Com’è possibile affrontare tali difficoltà?
Per rispondere a queste domande, da un lato è stata svolta una ricerca di tipo quantitativo, attraverso l’invio di un questionario ai TNPEE del Veneto, dall’altro si è compiuta un’analisi qualitativa, osservando la casistica clinica. I dati raccolti, accompagnati dallo studio della cultura araba e del pensiero di vari autori, evidenziano la presenza di specifiche difficoltà. Emerge quindi la necessità che il TNPEE sia capace di decentrarsi culturalmente, diventando consapevole dell’influenza della propria cultura e di quella del bambino, sia nella terapia sia nella relazione con la sua famiglia.

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La fiducia tra le generazioni

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Pubblicato: 19 Febbraio 2017

Il tema della fiducia è un argomento cruciale per comprendere le dinamiche relazionali e affettive legate alla crescita dell’individuo all’interno della famiglia e il suo incontro con il mondo sociale. Fiducia e speranza rappresentano il polo affettivo delle relazioni familiari e, intrecciandosi con la giustizia e la lealtà che rappresentano invece il polo etico, costituiscono la struttura portante della relazione tra genitori e figli. La famiglia infatti è il luogo per eccellenza del legame affettivo, ma anche il luogo dove si impara a conferire e ad assumersi delle responsabilità nei confronti dell’altro.

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